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Subject Matter Expert o esperto della materia: maneggiare con cura

Il Subject Matter Expert (in breve, SME) o Esperto della materia rappresenta nella produzione di contenuti elearning una figura cardine irrinunciabile, da cui prende avvio ogni attività di progettazione e produzione che si rispetti. Al di là delle ovvie strategie di elearning vincente che è sempre utile mettere in atto, in questo specifico caso è bene discutere in dettaglio la delicatezza e l’importanza del ruolo dello SME, che se non “maneggiato con cura” rischia di invalidare tutti i buoni consigli e le buone pratiche che ti ho illustrato su questo blog.

Può capitare che l’azienda cliente possieda già dei contenuti prodotti in passato, o concessi in licenza da parte di terzi, e fornisca i suddetti materiali all’Instructional Designer e al Content Developer, per procedere alla costruzione degli elementi multimediali e della narrazione, secondo un preciso storyboard. Può accadere invece che, sebbene sia stata commissionata la produzione elearning di uno specifico corso, su una determinata materia, sia necessario reperire un esperto, un consulente esterno che per esperienza e formazione possa produrre delle dispense, dei testi didattici idonei alla narrazione in elearning. E qui si giunge ad una nota dolente, talmente dolente da far piangere anche il più paziente degli esperti elearning. Ma andiamo con ordine…

Produrre un corso online equivale a mettere in atto una specie di “catena di montaggio digitale”, in cui ciascun soggetto coinvolto dall’azienda produttrice ha un ruolo preciso, dei tempi scanditi e proporzionati all’attività e alle scadenze concordate col cliente finale, e delle responsabilità precise. La catena di montaggio, come avviene – ahimè! –  in altri settori, ha un inizio e una fine: cioè, deve partire da dei materiali grezzi e, con l’intervento di più soggetti, tali materiali diventano prima dei semilavorati e successivamente dei prodotti finiti, in accordo con specifiche procedure, controlli e divisione dei ruoli. Il primo anello della catena, il fornitore di materia prima è proprio il Subject Matter Expert, ossia l’esperto che deve produrre i testi (e possibilmente anche delle slide di riferimento) sull’argomento del corso che bisogna sviluppare.

Per saperne di più: www.formediaconsulting.it

Sembra banale, ma l’essenzialità del ruolo di questo soggetto è presto evidente per due motivi:

  • è difficilmente sostituibile, nel senso che ci si affida a un certo esperto, perchè lo si reputa idoneo a scrivere di quel determinato argomento. Le sue competenze e capacità, seppur non uniche, sono comunque non diffusissime e in caso di sua rinuncia o sollevamento dall’incarico, la sostituzione con altro esperto idoneo richiede tempo e allunga scadenze e costi di produzione. Quindi meglio scegliere bene e trovare un Subject Matter Expert affidabile e competente;
  • è il primo anello della catena. Se non fa bene il suo lavoro, gli altri non possono nemmeno incominciare. E nella migliore delle ipotesi, se sbaglia, gli altri devono ripetere la loro attività per ogni errore che ha commesso (quindi ha un effetto sistematico sulla produzione complessiva).

Questi due fattori rendono particolarmente critica la scelta di una bravo Subject Matter Expert e tale scelta diviene addirittura rischiosa, se ai precedenti due fattori se ne aggiunge un terzo, spesso – ahimè ! – presente: l’esperto di contenuto non capisce nulla di elearning, non ha mai fatto didattica online, forse si è cimentato in qualche lezione frontale e quindi non ha alcuna idea di come si debba scrivere per l’elearning, di come produrre delle slide dignitose e come possa indirizzare gli altri esperti digitali nella resa migliore di ciò che scrive.

E’ già molto, credetemi, quando il Subject Matter Expert sa scrivere bene in italiano. Sublime diventa la sua presenza, se sa anche scrivere bene gli aspetti tecnici che lo riguardano. Si rischia la crisi mistica quando addirittura capisce come deve rapportarsi e come deve scrivere per agevolare il lavoro della squadra di produzione e ottimizzare la qualità del prodotto finale.

Ma non è tutta colpa sua. Di solito gli esperti hanno una caratura accademica (parlo di quelli che sanno scrivere in italiano, per gli analfabeti funzionali o anche non funzionali, spesso ci si ferma alla sola laurea…): chi sa scrivere e si è formato bene, ha un impianto linguistico-lessicale forbito e spesso poco didattico, poco incline alla semplificazione dei concetti e ricorre, oltre alla necessità evidente, all’uso di tecnicismi e paroloni vari che dal punto di vista didattico sono deprimenti. Tuttavia poco male se il Subject Matter Expert possiede quella mentalità elastica (tipica di chi ha una partita iva, meno tipica di chi ha il posto fisso all’università…) che gli consente, dopo i primi tentativi malriusciti di riformare il lessico, adattandolo al cliente potenziale, ossia al fruitore per il quale il corso è realizzato (che di solito non ha lo stesso livello di preparazione e/o approccio accademico del nostro esperto).

Tentare di fare capire la necessità di questo adattamento al Subject Matter Expert potrrebbe risultare fatale all’Instructional Designer, il quale, nella qualità di Project Manager, ha la responsabilità della qualità del prodotto e della rispondenza alle esigenze del cliente finale: osare mettere in discussione la competenza linguistica del Subject Matter Expert potrebbe essere severamente punito… Ecco perchè è bene sottoporre il Subject Matter Expert ad una prova preliminare per attestare:

  1. le capacità linguistico-lessicali esistenti;
  2. la sua capacità di scrivere testi didattici di livello medio;
  3. le effettive competenze sull’argomento.

Sembra una banalità, ma se trovate tutte e tre queste caratteristiche, avrete davanti a voi il Santo Graal del’elearning: disco verde, potete procedere speditamente e senza paura!  Non voglio spaventarvi né scoraggiarvi, ma accettate di imbattervi nell’80% dei casi in esperti che siano carenti in almeno uno dei fattori suddetti: fatevene una ragione e cercate di compensare il disagio oppure… prevenire è meglio che curare. Selezionate ancora, procedete ancora con le selezioni.

In ogni caso, esistono delle strategie precise per ridurre il rischio connesso al Subject Matter Expert. Eccone alcune:

  1. standardizzate la produzione testuale;
  2. istituite una verifica sostanziale dei testi da parte di un soggetto terzo;
  3. istituite delle penali contrattuali per incongruità.

Analizziamole in ordine.

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 Il Subject Matter Expert può essere un cervellone, saper scrivere in perfetto italiano e dominare alla perfezione la sua materia, ma potrebbe ragionevolmente non sapere come adattare alla produzione elearning i suoi testi. La cosa è comprensibile, ma come fare, in poco tempo, a farlo andare sui binari giusti? E’ inutile subissarlo di correzioni o principi teorici di scrittura efficace: crea un modello word, suddiviso in nuclei narrativi. Ogni nucleo narrativo corrisponde idealmente ad una slide. Dirai al tuo esperto: “Fa’ finta di illustrare la tua relazione ai tuoi allievi all’università con le slide. Ogni slide è un micro-argomento che tratti. Allo stesso modo, ogni nucleo narrativo su questo modello corrisponde idealmente a tale micro-argomento, o se preferisci, ad una slide”. Bello, facile, pratico, immediato. Tac! A questo punto lo saprebbe fare anche uno con la quinta elementare (ma non esageriamo).

Per ovviare al problema di dover “giudicare” un esperto, è importante stabilire nel contratto (e se non lo fai, vedrai sulla tua pelle le amare conseguenze…) che un soggetto esterno, possibilmente il committente o il cliente finale, si arroga il diritto di nominare un suo esperto, che visionerà la produzione del Subject Matter Expert e approverà o boccerà – a suo insindacabile giudizio – tali testi, fornendo ovviamente motivazioni e suggerimenti eventuali. Tale artifizio ti solleva dalla responsabilità di contrastare un luminare (che evidentemente illumina ben poco…) dal “basso” della tua cultura e contestualmente espone il suddetto luminare al giudizio di un esperto con effetti contrattuali chiari e precisi.

E qui veniamo infatti all’ultima strategia, ossia al fatto che nello stesso contratto, al giudizio dell’esperto esterno sono ricollegate delle precise conseguenze anche economiche. Se il nostro Subject Matter Expert ripetutamente scrive male in italiano, oppure scrive bene ma tecnicamente in modo incrongruo, oppure non si attiene al modello di scrittura suddivisa in nuclei che gli abbiamo fornito, dopo qualche richiamo, sarà soggetto a penali o al licenziamento con addebito dei danni. Con questa clausola metterai alla porta, ancor prima di metterli alla prova, il 90% dei candidati che potrebbero rivelarsi un fallimento. Davanti alla penale, davanti alla conseguenza di dover rifondere i danni, anche il più audace degli irresponsabili si arrende e lascia il campo ai pochi competenti che della loro bravura si fanno coraggio e procedono a sottoscrivere il contratto.

Sono tempi difficili, ma non impossibili!! 🙂

Alla prossima!

Image credit: Designed by Freepik

2 Comments

  1. Stefano Todaro

    14 Novembre 2017 at 14:44

    Salve,
    mi ritengo un Istructional Designer UNConventionale!
    La ragione è semplice pur avendo sviluppato la mia specializzazione a livello universitario a età maturo ed avendo avuto la possibilità di occuparmi sempre e solo di formazione aziendale, non mi sono mai trovato a mio agio con nessun tipo di progetto formativo ne di tipo tradizionale ne accompagnato dalle varie piattaforme di e-Learning.
    Pur avendo studiato di tutto a livello internazionale nel ISD, le uniche in grado di poter trovare una mia approvazione sono Cathy Moore e Cammy Bean.
    Ho iniziato a sviluppare l’integrazione dell’e-Learning con il Knowledge Management dal 1999.
    Ho progettato un mio modello non di Formazione Tradizionale ma di Percorsi di Apprendimento integrati in Esperienze sviluppate da Contenuti Multimediali Interattivi Online, progettatti e prodotti con Articulate, ora anche 360.
    Mi chiedevo se per il tuo blog potessi essere interessato ad una totale diversa visione di come io intendo l’e-Learning integrato con il KM.
    Io sono completamente convinto che le nostre organizzazioni non hanno più bisogno di formazione ma di apprendimento, se non vogliono essere estinti dai mercati internazionali!
    Se ne può parlare?

    1. Nicolò A. Piave

      18 Novembre 2017 at 21:44

      Certo Stefano, grazie per il tuo interesse. Contattami in pvt e ne parliamo. 🙂

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